Senza scomodare i Tragici Greci, basterebbe ricordare un sonetto del Belli, dove il poeta ricorda quando, bambino, fu portato dal padre ad assistere a un’impiccagione. Nell’istante in cui l’uomo resta appeso e muore, il padre dà uno schiaffo a suo figlio, perché si ricordi sempre che colui che è morto era probabilmente migliore di lui. Questa è la prima domanda che mi tocca il cuore: perché nessuno, oggi, specialmente tra chi è più autorevole, è capace di uno sguardo come questo? Perché l’errore altrui non ci aiuta più a guardare il nostro e a diventare uomini migliori?
NAUFRAGIO GIGLIO, Schettino e Giampetroni, due facce di un unico dramma ilsussidiario.net, Luca Doninelli, mercoledì 18 gennaio 2012
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